Considerazioni generali

Cultura riabilitativa

La riabilitazione deve essere intesa come l’attuazione di una serie di interventi al fine di prevenire l’instaurarsi degli esiti irreparabili, biologici e sociali, che possono derivare da ogni malattia. Deve cioè rappresentare la prevenzione dell’handicap; però purtroppo in alcune realtà riabilitative ci sono debolezze in termini di conoscenza, assenza di metodologie, scarsa capacità di programmazione, gestione e valutazione delle attività di cooperazione internazionale, instabilità nelle scelte politiche, scarsità delle risorse finanziarie e quindi mancanza di massa critica. E proprio negli ultimi anni si è andata a sviluppare in Italia una teoria neuro cognitiva che ha provocato una vera e propria rivoluzione della riabilitazione, anche a livello internazionale con una evidente modifica dell’approccio culturale verso la riabilitazione: una medicina riabilitativa che richiama ai valori dell’esperienza.

Quindi il lavoro riabilitativo, col progresso delle conoscenze di base, sta divenendo sempre più complesso e richiede competenze sempre maggiori, conseguentemente le realtà riabilitative nei Paesi in via di sviluppo (e non solo…) non possono permettersi il lusso di non aggiornarsi, di trascurare la ricerca, soprattutto alla luce delle nuove scoperte scientifiche, che sempre più indirizzano ed orientano l’intervento riabilitativo verso metodologie con forti connotati neuro cognitivi e fenomenologici, proprio perché il mondo si sta attualmente occupando di parametri del comportamento, nei confronti dei quali fino a qualche anno fa non era assolutamente indirizzato alcun interesse, quali la coscienza, la intenzionalità, il sé, le descrizioni in prima persona, il rapporto mente-corpo e soprattutto il riferimento ad alcune azioni specifiche, che il malato compie frequentemente nel quotidiano durante il ragionamento e l’intervento riabilitativo, dall’osservazione alla verifica degli esercizi proposti.

È necessario quindi scoraggiare interventi ‘empirici’ da parte di persone incompetenti che s’improvvisano terapisti, con tutto quello che ne consegue. La riabilitazione è una Scienza, e in quanto tale richiede una rigorosità di intervento, sia nel contesto della ricerca che in quello dell’intervento pratico vero e proprio: ecco giustificata l’ampia sessione teorica dedicata alla formazione da parte dell’associazione.
Per questi motivi riteniamo utile creare una associazione che si impegni a diffondere a livello più ampio possibile, cioè non solo di operatori specializzati, una cultura riabilitativa che serva a rendere disponibile un modo più complesso di vedere l’uomo ed i prodotti del suo cervello, tra i quali anche il movimento.

Per una nuova coscienza riabilitativa, creativa ed ‘emozionante’.

La riabilitazione

Processo di apprendimento

Il riabilitatore è stato troppo a lungo legato a una concezione che vede il movimento come una serie di automatismi predeterminati, per cui ha ritenuto corretto un lavoro svolto esclusivamente nei confronti della periferia (ossa, muscoli, legamenti) trascurando del tutto i rapporti tra questa e il sistema nervoso centrale come elaboratore del comportamento.
Conseguentemente è in atto da tempo una operazione, non indolore, di critica delle vecchie modalità di operare, che, pur ritenute ormai superate in quanto a rilevanza e riferimenti scientifici, vengono abbandonate solo con difficoltà e con estrema lentezza dato il loro profondo radicamento nella storia della disciplina.
Proporre il processo riabilitativo come un processo di apprendimento di condotte progressivamente più evolute in presenza di un deficit specifico indotto da diverse lesioni, può permettere di porre effettivamente le fondamenta per una scienza della riabilitazione.

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Il terapista

Ruolo e competenze

In molti Paesi non esiste una figura specifica in ambito riabilitativo, e questo contribuisce non poco al fatto che molti s’improvvisino riabilitatori, con tutto quello che ne consegue.
Ogni atto riabilitativo è un processo di insegnamento, il terapista deve quindi essere in grado, qualsiasi alterazione debba trattare, di individuare cosa deve insegnare e a chi deve essere insegnato, cioè quali sono i comportamenti motori che debbono essere appresi dal pz, quali le difficoltà che il pz incontra nell’apprendere e a che livello di integrazione sono situate. In molti contesti riabilitativi non si pianifica il trattamento riabilitativo, che si limita ad una semplice proposta di esercizi codificati, che non si basano sulla osservazione e valutazione del paziente.

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Oltre alla cura, produrre e divulgare una cultura realmente e seriamente riabilitativa in Paesi dove tutto questo sembra impossibile da ottenere: è il nostro scopo.

Il metodo Perfetti

Storia e recenti sviluppo

Quasi sempre l’elemento essenziale per l’intervento riabilitativo non è stato l’apprendimento, ma l’evocazione di contrazioni muscolari volontariamente attivate e l’attivazione di combinazioni di contrazioni muscolari attraverso la stimolazione di riflessi assoluti da parte del terapista. Il riabilitatore ha così trascurato tutti i parametri del comportamento ritenuti soggettivi (intenzionalità, attenzione, spazialità ecc.) limitando il suo interesse a un movimento definibile astratto, in quanto non connesso con chi si muove, con i suoi scopi e con la situazione nella quale viene effettuato per correggere o evocare movimenti alterati dalla lesione.
Il problema è stato affrontato tradizionalmente con un atteggiamento passivo dei pazienti in quanto le metodiche messe in atto, vertevano principalmente sull’evocazione, mediante stimoli esterni, di attività riflessa per correggere o evocare movimenti alterati dalla lesione.
L’oggetto di studio e di analisi diventava quindi il comportamento manifesto, quell’insieme, cioè, di risposte e di manifestazioni dell’organismo direttamente osservabili e registrabili dall’esterno.
L’esercizio terapeutico ‘neuro-cognitivo-fenomenologico’, ora denominato CTA (Confronto tra Azioni), elaborato dal Prof. Carlo Perfetti sin dai primi anni ’70, viene invece ad essere caratterizzato non dal riferimento alla contrazione muscolare posta in atto volontariamente su stimolo verbale del terapista, né da quella più complessa attività riflessa evocata tramite stimolazione meccanica (come per esempio nell’intervento sui bambini), ma dal riferimento alla programmazione dell’intervento dei processi organizzativi che possono portare all’elaborazione di sequenze comportamentali: sono infatti questi che permettono la formazione di schemi che consentono il soddisfacimento di determinati compiti.

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CTA

Confronto tra azioni

L’esercizio terapeutico ‘neuro-cognitivo-fenomenologico’, ora denominato CTA (Confronto tra Azioni), elaborato dal Prof. Carlo Perfetti sin dai primi anni ’70, viene ad essere caratterizzato non dal riferimento alla contrazione muscolare posta in atto volontariamente su stimolo verbale del terapista, né da quella più complessa attività riflessa evocata tramite stimolazione meccanica (come per esempio nell’intervento sui bambini), ma dal riferimento alla programmazione dell’intervento dei processi organizzativi che possono portare all’elaborazione di sequenze comportamentali: sono infatti questi che permettono la formazione di schemi che consentono il soddisfacimento di determinati compiti.
Chi vuole dunque fornire un servizio all’avanguardia dal punto di vista riabilitativo deve inevitabilmente dirigere il proprio oggetto di studio e le conseguenti scelti riabilitative in questa direzione: è l’obiettivo che l’associazione si prefigge.

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